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Quali sono le procedure di sovraindebitamento?


Il debitore sovraindebitato può:


• proporre ai creditori un accordo di composizione della crisi (art. 9 ss., Legge n. 3/2012);


• presentare un piano del consumatore (art. 12-bis, Legge n. 3/2012);


• accedere alla liquidazione del patrimonio, non formulando alcuna proposta ai creditori, ma mettendo a disposizione tutto il proprio patrimonio (art. 14-ter, Legge n. 3/2012).


L’accordo di composizione della crisi, disciplinato dagli artt. 6 ss., è rivolto principalmente ai soggetti titolari di partita IVA e, dunque, ad imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi. Questo tipo di procedura consente a coloro i quali hanno debiti derivanti dall’attività svolta, o debiti misti e dunque anche di natura personale, di accedere ai benefici della legge. Può essere in qualche modo paragonata al concordato (in continuità, nel caso in cui l’attività svolta prosegua) e richiede il voto favorevole dei creditori che rappresentano almeno il 60 % dei crediti: questo è l’elemento principale da valutare, qualora si pianifichi la presentazione di un accordo. La proposta di accordo votata dalla maggioranza dei creditori (almeno il 60%) è vincolante anche per i creditori dissenzienti (art. 12, comma 3, Legge n. 3/2012), come avviene nel concordato preventivo (art. 184 l.fall.).


C’è poi il piano del consumatore, che è la procedura rivolta principalmente ai soggetti privati e a tutti coloro che hanno debiti residui di natura familiare o personale. Si tratta di uno strumento ad oggi utilizzato principalmente da coloro che si sono indebitati per i vari acquisti a rate e che ad un certo punto, per le più svariate ragioni, non sono in grado di sostenerne il peso. La principale differenza rispetto all’accordo di composizione della crisi è costituita dal fatto che i creditori non votano: è invece rimessa al Tribunale una valutazione della meritevolezza del consumatore.


Vi è infine la procedura di liquidazione dell’intero patrimonio nella quale il debitore non propone alcun accordo o piano di ristrutturazione dei propri debiti, ma più semplicemente liquida tutti i suoi beni per soddisfare (almeno in parte) i creditori. Tale procedura presenta numerose similitudini con la procedura di fallimento di cui al R.D. 16 marzo 1942, n. 267, ancorché manchi una norma (di chiusura) che espressamente rinvii a tale procedura.

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